Storia, regole ed esempi dello slang nato a Brescia tra la fine degli anni '70 e gli anni '80, cugino italiano del verlan francese.
Nel cuore di Mompiano, quartiere collinare a nord di Brescia, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 è nata una vera e propria lingua segreta: il Trancorio. Uno slang giovanile costruito sull'inversione delle sillabe, pensato per parlarsi liberamente senza farsi capire da chi stava fuori dalla cerchia. Un fenomeno spontaneo, dal basso, che ha attraversato scuole, piazze e generazioni, diventando uno dei simboli dell'identità di Mompracen.
Il Trancorio è un gergo giovanile bresciano che trasforma le parole italiane invertendone le sillabe: una sorta di codice parlato, condiviso da un gruppo, capace di rendere incomprensibile una frase a chi non conosce la "regola". Non è un dialetto e non è una lingua ufficiale: è uno slang criptico, nato per gioco e per complicità, che gli studiosi accostano al fenomeno della metatesi sillabica (lo spostamento dell'ordine delle sillabe all'interno di una parola).
Il Trancorio nasce dalla necessità tutta adolescenziale di comunicare in modo discreto dentro una cerchia di amici. Secondo le ricostruzioni si sviluppa nei quartieri a nord di Brescia tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, in pieno clima paninaro, per poi dilagare rapidamente nelle scuole superiori cittadine.
La diffusione fu velocissima proprio perché il meccanismo è democratico: bastano due amici e una regola condivisa per avere subito un linguaggio in codice tutto proprio.
Il nome stesso è una dichiarazione di intenti: "Trancorio" è la parola "contrario" trattata secondo le sue stesse regole, con le sillabe rimescolate. Esattamente come il francese verlan deriva da l'envers ("il contrario", a sillabe invertite). Il gioco, insomma, parte dal suo stesso nome.
Le regole sono apparentemente semplici, ma richiedono orecchio e un po' di astuzia. Il principio di base: si inverte la seconda parte della parola con la prima. Con le parole di due sillabe è immediato; con quelle più lunghe la costruzione si fa creativa, e qui entra in gioco l'ingegno della comunità.
Qualche esempio per orientarsi:
Il Trancorio non è un caso isolato. In Francia, più o meno negli stessi anni, spopolava il verlan: stesso principio di inversione sillabica (famille → mifa, fête → teuf). A Milano, intanto, nasceva il riocontra (cioè "contrario"). Tre slang lontani ma fratelli, accomunati dalla stessa idea: stravolgere le parole per crearsi un codice tutto proprio.
Ecco come suona il verlan francese:
Ciò che lo rende affascinante è la capacità di trasformare il linguaggio di tutti i giorni in qualcosa di misterioso. Le parole diventano enigmi da risolvere e ogni frase aggiunge un pizzico di complicità e di gioco alla conversazione.
Il Trancorio non è solo una curiosità linguistica: è un simbolo dell'ingegno e della creatività di una comunità. Un'eredità preziosa, tramandata di generazione in generazione, che Mompracen vuole continuare a custodire e raccontare.
È uno slang giovanile nato a Mompiano (Brescia) che inverte le sillabe delle parole italiane per creare un linguaggio in codice, comprensibile solo a chi ne conosce le regole.
Nei quartieri a nord di Brescia, in particolare a Mompiano, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, diffondendosi poi nelle scuole superiori cittadine.
Si inverte la seconda parte della parola con la prima: "pane" diventa "neppa", "muro" diventa "rommu". Con le parole più lunghe la trasformazione richiede un po' di inventiva.
Perché "trancorio" è la parola "contrario" rielaborata secondo le sue stesse regole di inversione, proprio come il francese "verlan" nasce da "l'envers".
Sì: il verlan francese e il riocontra milanese condividono con il trancorio lo stesso meccanismo di inversione sillabica e la stessa funzione di codice segreto giovanile.
Il Trancorio è molto più di una semplice lingua segreta: è un pezzo di storia viva e una dimostrazione del potere della creatività umana nel trovare modi nuovi di comunicare. Nell'atmosfera vibrante di Mompracen, questa lingua continua a essere un elemento distintivo e un tesoro culturale da preservare e celebrare.